Comune di Altopascio > comunicati stampa > Il Ministero dell’Ambiente decreta il Lago di Sibolla “area umida di interesse internazionale” secondo la Convenzione di Ramsar
Ultima modifica: 30 Settembre 2015

Il Ministero dell’Ambiente decreta il Lago di Sibolla “area umida di interesse internazionale” secondo la Convenzione di Ramsar

Comune di Altopascio- Comunicato stampa 11-1-14
Apre nuove, importanti prospettive il decreto del Ministero dell’Ambiente che riconosce l’area del Lago di Sibolla, eccezionale ecosistema altopascese che contiene piante prestoriche e altre eccellenze ambientali, quale “zona umida di importanza internazionale, ai sensi della Convenzione Ramsar”.
Con questo provvedimento, un vero e proprio salto di qualità internazionale e scientifico,  viene stabilito ” l’importante ruolo ecologico che il Lago di Sibolla e dell’area palustre circostante, situati in una conca naturale nell’estremità nord-occidentale delle colline delle Cerbaie”.
“Per noi si tratta di un ulteriore riconoscimento ambientale – commenta il sindaco di Altopascio Maurizio Marchetti- che ci auguriamo ci consenta, attraverso questo status di luogo ecologico di eccellenza a livello mondiale, di fare in modo che questa area trovi sempre più valorizzazione e possa essere fruita da più persone possibile, nel massimo rispetto della natura e delle straordinarie piante che la popolano. Si intrecciano diverse competenze e proprietà, ma da sempre l’amministrazione comunale ritiene che questo biotopo debba avere maggiore considerazione e possa interessare molte persone, anche grazie alla sua eccezionale portata ecologica e scientifica””.
Gli sviluppi di questo inserimento del Lago di Sibolla nel novero dei pochi siti di interesse internazionale devono ancora essere delineati, ma certamente comprenderanno una dettagliata catalogazione e salvaguardia di specie floristico-vegetali che risalgono a migliaia di anni fa, la cui testimonianza è sempre più rara nel mondo attuale, come ad esempio  la ninfea comune (Nymphaea alba),  l’erba  vescica  (Utricularia australis), la porracchia  dei  fossi  (Ludwigia  palustris),  l’erba  saetta  (Sagittaria sagittifolia)   e   l’erba   scopina   (Hottonia palustris),  la  mestolaccia minore  (Baldellia  ranunculoides),  la rincoscpora  chiara  (Rhynchospora  alba),   la   rincorpora   scura (Rhyinchospora fusca), il centonchio palustre (Anagallis tenella), la drosera  intermedia  (Drosera  intermedia), Caldesia  parnassifolia, Spiranthes  aestivalis  e  con  la  presenza  di cenosi  considerate  micropaleoendemismi relitti (formazioni di Sphagnum )  ai  quali sono  associate  piante   carnivore   come   la   rosolida  (Drosera rotundifolia),   contemporaneamente   a   elementi   atlantici   piu’ termofili.
Insieme a questi elementi vegetali, è stata valutata anche l’importante ruolo che la zona umida riveste nel suo complesso per l’avifauna acquatica, soprattutto quale habitat di sosta, ed alimentazione durante il periodo  delle  migrazioni  per numerose specie di uccelli acquatici e che, vi si rinvengono numerose specie di uccelli.
Convenzione di Ramsar sulle Zone Umide
Ramsar Secretariat
La Convenzione sulle Zone Umide (Ramsar, Iran, 1971), denominata “Convenzione di Ramsar”, è un trattato intergovernativo che fornisce il quadro per l’azione nazionale e la cooperazione internazionale per la conservazione e l’uso razionale delle zone umide e delle loro risorse.
La Convenzione è l’unico trattato internazionale sull’ambiente che si occupa di questo particolare ecosistema, e i paesi membri della Convenzione coprono tutte le regioni geografiche del pianeta.
La missione della Convenzione è “la conservazione e l’utilizzo razionale di tutte le zone umide attraverso azioni locali e nazionali e la cooperazione internazionale, quale contributo al conseguimento dello sviluppo sostenibile in tutto il mondo”.
Le zone umide sono tra gli ambienti più produttivi al mondo. Conservano la diversità biologica e forniscono l’acqua e la produttività primaria da cui innumerevoli specie di piante e animali dipendono per la loro sopravvivenza. Essi sostengono alte concentrazioni di specie di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati.
Le zone umide sono anche importanti depositi di materiale vegetale genetico.
La Convenzione usa un’ampia definizione dei tipi di zone umide coperte nella sua missione, compresi laghi e fiumi, paludi e acquitrini, prati umidi e torbiere, oasi, estuari, delta e fondali di marea, aree marine costiere, mangrovie e barriere coralline, e siti artificiali come peschiere, risaie, bacini idrici e saline.
Al centro della filosofia di Ramsar è il concetto di “uso razionale” delle zone umide, definito come “mantenimento della loro funzione ecologica, raggiunto attraverso l’attuazione di approcci ecosistemici, nel contesto di uno sviluppo sostenibile”.
Con il D.P.R 13/03/1976, n. 448 la Convenzione è diventata esecutiva.